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Casse di espansione: è la volta del torrente Corno!

 
Preg.mo Presidente 4° Commissione Regionale Ambiente

 

 Oggetto: richiesta audizione sul progetto casse d’espansione previste sul T. Corno (UD)

 

Il Direttivo dell’associazione in intestazione mi ha delegato a richiedere un’audizione sulle previste “casse” sul torrente in oggetto; pertanto richiediamo, data l’entità delle opere, che ciò avvenga quanto prima, tuttavia da subito desideriamo esternare la nostra disapprovazione per il merito e metodo adottato nell’adozione del Piano Stralcio per la difesa idraulica del torrente Corno.

 

Già nel recente passato un’altra costosissima opera, (sarebbe stata interessante una Commissione d’inchiesta) relativa alla messa in sicurezza del bacino del Corno, è stata inutilmente e fortemente opposta dalla popolazione, ci riferiamo al famigerato “tubone” che corre sotterrano per oltre 5 Km da S. Mauro al Tagliamento (aggravando le piene del predetto fiume). Un’opera che dopo essere stata completata ed empiricamente collaudata il 31/10/2004* è stata ulteriormente “completata” nel 2008!!! (vedi libro “Il torrente Corno, ed. “La Bassa”, pag. 197)

 

Ora si ripropone un altro Piano di salvaguardia, per salvare cosa? A quali costi?

 

Siamo esterrefatti da questo modus operandi, infatti, considerata la popolazione di questa regione questi scempi, sia eseguiti che prospettati, in questa regione hanno dell’incredibile; ad iniziare della diga del Vajont per continuare con l’interminata e forse interminabile diga di Ravedis e la proposta diga di Colle, un progetto preventivato in € 112 milioni, un prospetto inverosimile concepito dopo il fallimento del piano delle casse d’espansione previste sul Meduna. Casse che, dopo essere state già appaltate, sono state troncate senza ragione; chiaramente il Consorzio di Udine che aveva vinto l’appalto è stato risarcito senza nemmeno dare l’avvio ai lavori!!! Infine ma non alla fine, la distruzione pianificata del Tagliamento con le famigerate ed accertate scientificamente inutili “casse”.

 

Riteniamo che questi prospetti non diminuiranno il pericolo di esondazioni, quindi una surrettizia sicurezza a valle. La determinazione a proseguire su questi manufatti, dal costo preventivo di ca. 40 milioni di Euro, senza uno studio approfondito delle vere cause delle esondazioni, allontani l’obbiettivo della sicurezza anche per tempi di ritorno assurdi, in quest’era definita Antropocene.

Come si può recentemente riscontrare in molti luoghi, ad esempio in Latisana a fine maggio e Mestre in settembre 2007, dove piogge torrenziali hanno investito aree di poche decine di Km quadrati, quindi opere che possono mistificare le soluzioni tradizionali che poco o nulla possono fare in queste condizioni. E’ oltremodo necessario elaborare una corretta manutenzione dei corsi d’acqua con l’asporto dei litoidi in eccesso.

 

Le nostre perplessità sono notevolmente accresciute da questo progetto nel quale l’ambiente viene violentato da programmazioni che considerano solo l’aspetto idraulico delle alluvioni con costi enormi, come quelli sulle famigerate casse sul Tagliamento.

 

Auspicando che questa commissione si avvalga dalla nostra cooperazione suggeriamo la creazione di un Laboratorio analogo ai precedenti “laboratori”, Livenza 2007 e Tagliamento 2010!

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