Conclusioni dello studio 1982/83 del modello fisico del Tagliamento della Serteco/Università di Udine.
IV. OSSERVAZIONI E NOTE DI COMMENTO SUL PROGRAMMA DELLE PROVE (*)
Nell'eseguire l'esame delle diverse soluzioni atte a migliorare le capacità di deflusso del Tagliamento ci si è limitati a sottoporre a prove solo quelle che apparivano più razionali e maggiormente attuabili dal punto di vista economico. Molte altre soluzioni che, in una prima valutazione, sembravano possibili non sono state sperimentate, essendo risultate ad un esame più approfondito improponibili. Si ritiene opportuno qui ricordare alcune di esse per dare compiutezza allo studio e per dare un contributo per una più obiettiva e responsabile valutazione delle reali possibilità che si presentano per risolvere il problema del Tagliamento.
La prima modifica dell'alveo considerata in un primo tempo e poi accantonata, è quella che comporta il taglio dell'ansa posta all'altezza di San Michele al Tagliamento.
Da un punto di vista idraulico la modifica planimetrica ottenibile con tale taglio è senz'altro valida in quanto permette di risparmiare, con le portate massime, un salto energetico di circa 1.00 m. che non è trascurabile.
Alla realizzazione del taglio però si oppongono alcune considerazioni di carattere socio-economico non sottovalutabili:
a) Il taglio comporta opere al di fuori degli argini di piena e quindi in aree private da espropriare. b) su tali aree recentemente si è avuto un consistente sviluppo edilizio e di conseguenza si dovrebbero, allo stato attuale, demolire alcune decine di case. c) le opere da eseguirsi interessano il territorio fuori dal la Regione Friuli Venezia .Giulia: il taglio dell'ansa comporterebbe quindi uno spostamento dei confini regionali.
Le altre soluzioni prima considerate e poi accantonate riguardano tre possibili interventi atti ad incrementare la capacità di scarico del Cavrato.
Il primo ipotizzato intervento consiste nel realizzare opere in grado di ostacolare il deflusso delle piene nel tratto finale del Tagliamento. Con tali opere si otterrebbe il rialzo del livello delle acque avanti alla soglia posta all'incile del Cavrato e si avrebbe un aumento delle portate scaricabili at- traverso il diversivo. Questo intervento però comporterebbe un alzamento dei livelli anche a monte del nodo del Cavrato ed in particolare alla stretta di Latisana.
Il secondo ipotizzato intervento consiste in un abbassamento della soglia del Cavrato sotto la quota di 4.30 m s.m.m. al fine di incrementare la sua capacita di deflusso. Questo intervento tuttavia, qualora non si avvalesse del l'impiego di paratoie mobili, comporterebbe l'entrata in funzione del Cavrato per portate del Tagliamento inferiori a 950 mc.
Il terzo intervento consiste nell'aumentare ulteriormente la lunghezza della soglia sfiorante. Facendo alcuni semplici calcoli di verifica si può d'altra parte constatare che a meno di sostanziali incrementi della soglia sfiorante stessa (cosa peraltro di difficile realizzazione per le condizioni topografiche) non si ottengono che modesti benefici.
CONCLUSIONI
Il modello fisico, ha permesso di conoscere il comportamento idraulico del Tagliamento compreso tra gli abitati di Latisanotta e Pertegada. In particolare esso ha permesso di evidenziare l'influenza esercitata dal diversivo del Cavrato sui regimi idraulici del fiume nei tratti a monte ed a valle dell’incile di questo canale.
Con il modello si sono ottenuti anche un approfondimento e una verifica dei dati forniti dagli studi condotti con altri metodi di indagine quale il modello matematico del fiume.
Già nel corso delle operazioni che hanno portato alla taratura del modello fisico, ciò sulla base dei dati forniti dall'Ufficio Idrografico del Magistrato alle Acque (valori idrometrici a Latisana e Cesarolo), si è potuto determinare e con buona approssimazione la massima portata defluita attraverso la stretta di Latisana in occasione della piena del novembre 1966. -
Il valore della massima portata defluita attraverso la stretta di Latisana in occasione della piena del 1966 è risultata compresa tra i 3250 mq/s ed i 3450 mq/s , a seconda dello strato di vegetazione nelle aree golenali ed in corrispondenza dell'incile del Cavrato. Si è inoltre verificato che nelle condizioni attuali le portate scaricate dal Cavrato dipendono soltanto dalle caratteristiche topografiche dell'incile e dai livelli dell'acqua, che si hanno nel fiume e non già dal moto che si registra a valle dell'incile del diversivo.
Le prove di taratura, riferite -come si è detto- ai dati forniti dall'Ufficio Idrografico, hanno altresì messo in evidenza che ai fini della capacità di portata dell'alveo è poco influente il contributo dato dalle zone golenali, sia che esse siano coperte da vegetazione sia che siano libere.
Al contrario notevole incidenza sulle dissipazioni di enerqia hanno dimostrato avere le irregolarità dell'alveo di magra e l'andamento particolarmente sinuoso del fiume nel tratto considerato.
Le prove sul modello hanno dimostrato che soltanto una drastica eliminazione delle suddette irregolarità e sinuosità consente di aumentare considerevolmente le capacità di portata del fiume.
Le prime modifiche all'alveo, sperimentate sul modello, hanno permesso di trarre le seguenti conclusioni :
· L'influenza esercitata sul deflusso delle acque dai ponti, presenti sul fiume all'altezza della strètta di Latisana , è molto ridotta. Ai manufatti si può, infatti attribuire un rigurgito dell'ordine di cm 10 - 15 che si traduce in un aumento di livello dello stesso ordine alla sezione 82B che si trova all'altezza dell'abitato di Latisanotta.
· I lavori eseguiti in corrispondenza della stretta di Latisana, nuova calibratura dell'alveo, e subito a monte di essa, taglio del meandro dell'alveo di magra, apportano sì benefici al regolare deflusso dell'acqua nella stretta, ma non abbassano i livelli della stessa in tale zona.
Con i succitati lavori si ottiene invece un sensibile abbassamento delle acque solo a monte della stretta, valutabile nell'ordine di cm. 50.
Per abbassare i l livello delle acque alla stretta di Latisana , è indispensabile apportare sostanziali modifiche all'alveo nel tratto compreso tra Latisana e l'incile del Cavrato, in particolare si devono modificare le caratteristiche topografiche di quest'ultimo le quali, nello stato attuale, condizionano lo scarico delle acque nel diversivo.
Sulla base di queste constatazioni si è proceduto alla sperimentazione di varie modifiche dell'alveo di magra, sempre tenendo presenti le condizioni di portata suggerite dalla Commissione Regionale per l 'esame della Situazione Idrogeologica del bacino del fiume Tagliamento, che risultano essere:
a) portata alla stretta di Latisana 4500 mc/s
b) portata nel Tagliamento a valle del Cavrato 1500 m/s
c) portata nel Cavrato 3000 mc/s
Il primo intervento sperimentato: l'abbassamento della soglia all'incile del Cavrato a quota 3.00 m s.m.m., ha portato un miglioramento sensibile nel passaggio delle acque dal Tagliamento al diversivo. Le prove hanno altresì evidenziato che gli abbassamenti di livello provocati da tale intervento non si estendono sino alla stretta di Latisana; ma che il fenomeno di chiamata si esaurisce nel tratto di alveo compreso tra Latisana e l'incile del Cavrato. L'abbassamento della soglia non comporta quindi sostanziali miglioranti al deflusso delle acque nella stretta.
Con la soglia posta a quota 3.00 m s.m.m. si è inoltre riscontrato che il Cavrato entra in funzione con portate in Tagliamento inferiori a quelle attuali e ciò rappresenta un pericolo non indifferente per la conservazione del tratto d'alveo a valle.
Al fine di impedire che il Cavrato entri in funzione per portate nel Tagliamento inferiori ai 1000 mc/s, si è deciso di realizzare fra l'alveo del fiume ed il Cavrato una soglia avente la sommità a quota 4.30 m s.m.m.-
Questa soglia, per permettere lo scarico di 3000 mc/s attraverso il Cavrato, senza che nel Tagliamento si raggiungano alla sezione 28V quote superiori a 6.90 m s.m.m., deve avere uno sviluppo di almeno 900 metri. Una soglia di tali caratteristiche non può essere realizzata in corrispondenza dell'attuale ingresso del Cavrato che ha una larghezza di soli 150 metri.
Si è quindi deciso di realizzare la soglia in corrispondenza del taglio dell'ansa del Cavrato e di utilizzare entrambi i rami dell'ansa soppressa per alimentare il diversivo.
Evidentemente per avere una capacità di deflusso di 3000 mc/s nel Cavrato è indispensabile che la zona dell'attuale incile rimanga sempre a quota 3 m s.m.m.
Per estendere verso monte il fenomeno di chiamata determinato dalla maggiore capaciti di scarico del Cavrato si è resa quindi necessaria la regolarizzazione di estesi tronchi di alveo nel tratto compreso tra Latisana ed il Cavrato.
Le rettifiche d'alveo che nel modello sono risultate necesarie per abbassare i livelli alla stretta hanno portato alla configurazione che il! stata oggetto di esame nell'ultima prova.
La soluzione raggiunta si può definire di compromesso in quanto permette di evitare il taglio dell'ansa del fiume a San Michele al Tagliamento , taglio che per le ragioni sopra esposte non può essere realizzato.
Con le modifiche apportate all’alveo, secondo la soluzione finale qui proposta , la portata di 4500 mq/s, indicata dalla Regione, passa agevolmente attraverso la stretta di Latisana in corrispondenza della quale solo l'impalcato del ponte della ferrovia viene a essere interessato circa 45 cm, nella sua parte inferiore, dalle acque del fiume.
Dei 4500 mc/s fluenti nella stretta , circa 2800 mq/s vengono scaricati attraverso il diversivo.
Lo scolmatore poi comincia a distogliere acqua dal Tagliamento solo quando in questo si hanno portate superiori a 950 mc/s il che vuol dire che si mantengono le attuali condizioni di entrata in funzione del diversivo.
Come ultimo commento ad un esperimento che, come è già stato sottolineato, ha fornito una risposta esauriente ai quesiti posti, si fanno due osservazioni.
In un primo luogo si rileva che per un dimensionamento ed una corretta sagomatura della soglia costituente il nuovo incile del Cavrato è consigliabile effettuare un esame più approfondito del nodo, in condizioni sperimentali più precise di quelle offerte da un modello a scala deformata.
Quindi si ricorda che le modifiche sperimentali, effettuate sul modello fisico, sono state studiate solo sotto l'aspetto meramente idraulico.
Tutte le modifiche e gli interventi proposti comportano problemi costruttivi e di impatto ambientale non indifferenti che però esulano dalla presente ricerca. D'altro canto, è ben noto che interventi di canalizzazioni della consistenza di quelli proposti, comportano sempre opere di difesa di sponda e continui lavori di manutenzione per la conservazione delle sezioni liquide imposte al fiume.
L'alternarsi di stato di morbida, piena ordinaria e piena eccezionale, tendono infatti a far assumere al fiume conformazioni in continua evoluzione, che solo l'intervento dell'uomo può evitare.
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