Il Tagliamento e le casse di espansione
“Non conosce paragoni al mondo il nostro grande fiume” scrive il tecnico Ivano De Marchi di Latisana in uno studio approfondito sul Tagliamento (apparso sulla rivista La Bassa n. 53 del dicembre 2006) dove - sul tremendo problema delle inondazioni periodiche che affliggono soprattutto i paesi della bassa friulana – propone soluzioni alternative alle casse d’espansione, convinto che si possa ancora rimediare con metodi saggi e rispettosi dell’ambiente.
Tra questi di certo non rientrano le casse d’espansione, che non solo non sarebbero in grado di contenere le piene eccezionali, ma sarebbero a loro volta causa di più gravi danni, perché il fiume, ristretto dalle casse in area golenale, aumenterebbe in velocità e potenza, aumentando ulteriormen- te la sua forza devastatrice. Secondo le osservazioni del perito De Marchi - che condividiamo in toto - le casse d’espansione sono “discutibili sotto ogni aspetto” e “qualsiasi soluzione di costrizione delle acque sarebbe inutile”.
Il Tagliamento, definito il re dei fiumi alpini, esemplare ormai unico in Europa di fiume semi naturale a carattere torrentizio, scorreva libero fino agli inizi del ‘700 quando cominciarono a essere erette le arginature in terra che lo costrinsero a sfociare direttamente a mare.
In quegli anni una spaventosa alluvione investì il fiume Stella. Allora i Veneziani, che amministravano la Patria del Friuli, corsero ai ripari con i primi argini proprio all’altezza delle diramazioni, per cui il fiume non ebbe più la possibilità di spalmare acque e detriti sul territorio.
Con le bonifiche dei primi del ‘900 si tolse poi al mare la possibilità di espandersi sulle aree umide della costa, causando per i forti venti di scirocco i fenomeni di “rigurgito” che sono il vero dramma del Tagliamento: essi formano autentiche dighe idrauliche all’altezza di Latisana e di con- seguenza provocano le devastanti esondazioni.
Ci sono altri modi per smaltire le acque in eccesso.
Tra questi le “chiaveghe”, aperture meccaniche posizionate tra Dignano e Ronchis, ai due lati degli argini, che consentono inondazioni controllate delle campagne circostanti. Ma la Regione, che ha già speso miliardi in progetti, non ha voluto approfondire tecniche alternative, preferendo perseguire testardamente i progetti faraonici delle casse, senza tenere conto delle numerose obiezioni e critiche ai progetti da parte degli esperti.
Le frequenti collaborazioni con vari ricercatori e professori di Università europee e americane che da anni studiano il Tagliamento, hanno accre- sciuto l’interesse della stampa e dei media in generale che hanno dato grande risalto a tutte le iniziative, sia per l’autorevolezza dei partecipan- ti sia per la serietà scientifica delle relazioni sia infine per la straordinaria mobilitazione e il notevole riscontro di pubblico.
I rapporti di questi studiosi hanno dimostrato che opere eseguite dall’uo- mo sui fiumi, quali canalizzazioni, sponde in cemento, casse d’espansione ecc. (v. il Sole 24 Ore del 10 ottobre 2003, pag. 13), alla prova dei fatti si sono rivelate controproducenti e dannose, avendo aggiunto solo nuovi problemi a quelli che dovevano risolvere.
Le casse, si badi bene, non sono altro che enormi vasche di contenimento, dei “bacini di ritenuta” non solo inutili, ma pure ad alto rischio sia per le popolazioni che per l’ambiente ove verrebbero locate, poiché queste mastodontiche opere in calcestruzzo potrebbero causare effetti negativi di natura sismica e alterare l’equilibrio delle falde acquifere che il fiume alimenta a valle (dati emersi alla conferenza di San Michele dell’11 aprile 2003).
Senza contare lo scempio ambientale, l’alterazione del microclima e l’elevato costo: centinaia di milioni di euro che andrebbero ad aggiungersi agli oltre cento miliardi di vecchie lire, già sperperati per la costruzione del “tubone” che corre a livello sotterraneo per 6 km.
Si tratta di una condotta realizzata nell’udinese per travasare l’eccesso di acqua del Corno sul Tagliamento ed è posizionata - guarda caso - di fronte alla locazione delle costruende casse di espansione.
In pratica, con queste si vorrebbe trattenere l’acqua in esubero del Tagliamento, mentre il “tubone” ne riversa di ulteriore, quella del Corno!
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